Partiamo dal nome: nelle basiliche paleocristiane e bizantine il narthex era il vestibolo / portico d’ingresso, lo spazio liminare tra l’esterno e la navata. Si trattava del luogo di passaggio e accoglienza, dove si trovavano catecumeni e penitenti, attraverso il quale si entrava, ci si orientava e si accedeva al mistero. In quanto prima soglia di accesso, in quest’area avevano sede gli annunci, si svolgevano processioni, si depositavano iscrizioni e vi si trovavano luci e candele.
Lo scopo di questo blog è quello di far entrare i lettori nel patrimonio culturale cristiano attuale attraverso i suoi media (libri, podcast, video, app) – a trecentosessanta gradi – senza forzare un registro devozionale, ma essere un luogo di incontro e mediazione, lavoro intellettuale, cella monastica in contatto con il mondo, senza turbamenti faziosi, oltre le barriere geolinguistiche e confessionali. La natura del “narthex” è intrinsecamente ecumenica, in quanto esso appartiene tanto alla tradizione occidentale quanto a quella orientale. Il tono di questo progetto non è di per sé accademico o, perlomeno, non esclusivamente, ma l’idea portante è quella di dialogare tra mondi che navigano la contemporaneità attraverso i suoi strumenti, mezzi e linguaggi. Il narthex è la metafora editoriale scelta per definire lo stare sulla soglia e quindi, attraverso introduzioni, contesti e chiavi di lettura, le recensioni e i testi presenti in questo spazio vogliono essere un invito ad entrare più in profondità, ma a partire dal percorso di ciascun lettore – senza imposizioni da Torre d’avorio.
Nel marasma dei social media che da anni popola la Rete, il mondo cristiano si è via via ritagliato uno spazio sempre più vivace in contenuti e dibattiti; uno spazio che supera confini linguistici e geografici. La ricchezza che si trova a disposizione oggi è in continuo fiorire, ma richiede una soglia di accessibilità che non è sempre a disposizione di tutti. Negli anni ho raccolto appunti, suggestioni e riflessioni sul vasto panorama cristiano online riconoscendone il grande valore culturale e il bisogno di condividerne i frutti, in una ricerca continua.
L’idea nasce dal bisogno di riunire in un unico spazio intellettuale, tanto personale (per renderlo indipendente) quanto condiviso (per renderlo attuale), la miriade di parole scritte a seguito di suggestioni di lettura, visive, di ascolto e di esperienza diretta inerenti un forte interesse teologico da parte di chi scrive e altresì tenere traccia del discorso spirituale cristiano attuale in Rete, così ricco e ampio da rischiare di non essere pienamente colto da chi è in cammino.
Le fonti disponibili a cui accedere oggi per immettersi nel discorso comunitario online sono infinite, riuscire a tenere traccia di tutto ciò che si ritiene interessante e degno di nota – fuor di polemica – non è un’impresa facile, ma è oltremodo necessaria. La formazione spirituale è un percorso intimo e personale che si costruisce selezionando ciò che si ritiene benefico alla propria crescita interiore a partire dalla definizione dei propri “non-negotiable”, come si dice in inglese. Sul web scoppiano continue polemiche e dibattiti all’interno della comunità cristiana, specialmente sul versante cattolico, e seguendo questi strali – spesso manchevoli di conoscenza e pure intenzioni – si corre il rischio di deviare da un percorso di fede autentico e perfettibile. “Perfettibile”, un aggettivo così tanto sottovalutato oggi, quasi dimenticato. Non “perfetto” ma “perfettibile”. Ogni giorno c’è un motivo per darsi contro, per soverchiare, dominarsi, imporre le proprie “idee”, sostanzialmente separare anziché intessere un dialogo, prima di tutto sul piano umano. Gridano tutti, da tutte le parti imitando un’apologetica che facendo la voce grossa impone visioni miopi e talvolta pericolose, peraltro quasi mai sostenute da un sapere solido o anche solo dalla volontà di conoscere di cosa si sta parlando. Ma un’apologetica pasionaria non può comunque prescindere dallo studio concreto oltre che dall’esperienza personale o rischia di diventare un autoreferenzialismo vuoto, che innesca guerriglie intestine nella comunità, che allontana anziché avvicinare, che distanzia anziché incontrare. Come si fa ad accettare e partecipare a queste arene senza leoni reali? Da dove nasce l’idea che l’espressione di un’opinione diversa su un tema religioso sia immediatamente la prova di una nuova persecuzione? Non ho mai compreso come vivere una fede autentica potesse fare il paio con l’odiare o fomentare odio. Non ho mai realmente compreso come il monito del “non giudicare”, tanto evangelico quanto paolino, potesse essere il più sottovalutato nell’etica cristiana e nella pratica sociale quotidiana. I social sono una cassa di risonanza enorme per questa distorsione del messaggio. Per restare savi occorre tornare alla propria scrivania, ai propri appunti, al reclamare uno spazio più sicuro per permettersi la riflessione, l’elaborazione e la condivisione ragionata.
Anziché cedere alla tentazione di ingaggiare lotte intestine con i propri fratelli per determinare chi la spunterà, è meglio prendersi del tempo di ritiro e riflettere individualmente su certe tematiche. Ecco perché nasce questo blog: da un’esigenza di fare chiarezza nel caos informativo, dal bisogno di scrivere ed esercitare l’intelletto fuori dai taccuini accademici, dalla voglia di provare a documentare un percorso, dal farsi risorsa comune. C’è troppo rumore per potersi veramente dedicare alla ricerca spirituale interiore, per capire cosa si sta ascoltando e leggendo. Non c’è profondità di pensiero, né pensiero critico, non c’è volontà epistemologica ed euristica – o comunque è troppo poco per sentirsene davvero stimolati. Troppo frastuono umano per attendere le cose divine. Chiunque sia in cammino autentico, ad un certo punto del percorso in questo stordente marasma si rende conto che bisogna frenare, fermarsi e resettare la via. Ci si può domandare quanto siano distanti alcune attuali istanze della comunità cristiana dalla Sequela Christi strettamente intesa. Ecco perché torna utile il lavoro intellettuale individuale: perché esso richiede silenzio e tempo di riflessione, due elementi che nel mondo contemporaneo sembrano mancare e non avere più reale peso – malgrado le migliori intenzioni dei movimenti slow living, slow life, quelli pseudo-pauperistici in salsa laica come il frugal living per arrivare al minimalist living talvolta assunto a pratica ascetico-spirituale di matrice cristiana al grido di “Gesù era un minimalista”. Possiamo spogliarci di tutto, ma se ci spogliamo anche del rispetto e dell’amore per il prossimo implodiamo nell’ego e smettiamo automaticamente di perseguire la Verità che rende liberi. Contestualizzazione e attualizzazione sono due quadri di riferimento che troppo spesso si frappongono creando confusione e generando inesattezze.
Qui si scrive di ciò che si è letto, si sta leggendo, si è ascoltato e si sta ascoltando, si è guardato e si sta guardando, proponendo commenti, recensioni, note a margine e appunti sfilacciati con l’unico intento di costruire uno spazio di ricerca e conoscenza continua. Chi scrive ha una formazione antropologica, linguistica e teologica – di cui le prime due a livello dottorale – e spesso informerà i suoi scritti degli strumenti e delle suggestioni che le discipline accademiche possono dare. Ma questo resta prima di tutto uno spazio personale di lavoro intellettuale, il quale – quindi – può ergersi al di sopra e al di fuori delle necessità da scholar per mettersi i sandali del semplice studente, mantenendo una mente curiosa e un cuore aperto all’esplorazione e alla ricerca di senso continuo.
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